Ci sono romanzi storici che raccontano un’epoca e altri che cercano di restituire voce a personaggi che la storia ha spesso relegato a un’unica definizione. Per amore dell’antico di Lavinia Fonzi appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

L’autrice sceglie una strada coraggiosa: raccontare Thomas Bruce, VII conte di Elgin, non soltanto come l’uomo che portò i Marmi del Partenone in Inghilterra, ma come una figura complessa, fatta di ambizioni, ideali, fragilità e sconfitte. È evidente, fin dalle prime pagine, il grande lavoro di ricerca che sostiene il romanzo. Le fonti storiche sono solide e l’ambientazione restituisce con efficacia il clima politico e culturale dell’Europa napoleonica, intrecciando archeologia, diplomazia e vicende personali.

Lord Elgin è un protagonista che difficilmente lascia indifferenti. Personalmente, però, non sono mai riuscita a provare una vera empatia nei suoi confronti. L’ho percepito come un uomo profondamente guidato dalla propria ambizione, spesso distante dalla realtà e molto preso da sé stesso. Ho compreso le difficoltà che hanno segnato la sua esistenza e non si può negare che la sua sia stata una vita costellata da sofferenze e disillusioni, ma questo non è bastato a farmelo sentire vicino.

Il personaggio che invece mi ha conquistata è stato Mary Nisbet. Pur con tutte le sue contraddizioni e le scelte discutibili che compie nel corso della vicenda, è il personaggio che più mi è sembrato vivo e autentico. Le sue emozioni, i suoi conflitti interiori e il desiderio di una felicità diversa mi hanno fatto provare una sincera empatia. Confesso anche di essermi ritrovata, pagina dopo pagina, a parteggiare per Ferguson, uno dei personaggi che più mi ha coinvolta sul piano umano.

Da appassionata di storia, è stato inoltre un piacere ritrovare figure come Napoleone Bonaparte e, soprattutto, Lord Byron. Byron rimane uno dei personaggi storici che più amo: la sua elevatura morale, il suo impegno per la causa greca e il suo schierarsi apertamente contro Lord Elgin rappresentano uno degli aspetti che ho trovato più interessanti del romanzo. La loro presenza arricchisce ulteriormente una narrazione che non perde mai il contatto con il contesto storico.

Uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente è il finale. Senza svelarne il contenuto, ho trovato particolarmente significativa la riflessione sul modo in cui la storia giudica gli uomini e su ciò che realmente resta del loro passaggio nel mondo.

Amo i romanzi storici quando non pretendono di riscrivere la storia, ma hanno il coraggio di farmela guardare da un’altra prospettiva. Non perché cambino necessariamente il mio giudizio, ma perché mi costringono a chiedermi quanto sia complesso il confine tra ciò che ricordiamo e ciò che scegliamo di ricordare. Ed è proprio questo il valore che ho trovato in Per amore dell’antico.

E allora lascio parlare le ultime parole del romanzo, quelle che più mi sono rimaste dentro:

«Che cosa resterà di loro? Che cosa resterà dell’esistenza di Lord Elgin?»


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